Saudade: la nostalgia portoghese che spiega perché non riesci a scegliere tra due città.

Saudade: la nostalgia portoghese che spiega perché non riesci a scegliere tra due città.

C'è una luce particolare che filtra tra i palazzi di Lisbona alle sei di sera, quando il sole inizia a scendere verso il Tago e i tram gialli scivolano giù per le vie dell'Alfama, con quel cigolio malinconico che sembra il respiro stesso della città. 

È in quel momento, seduto a un miradouro con un pasteis de nata ancora caldo tra le mani, che ti accorgi di sentire la mancanza di qualcosa. Ma di cosa, esattamente? Del luogo che hai lasciato? Della persona che eri quando sei arrivato qui? O forse di questa stessa scena, mentre ancora la stai vivendo, sapendo che finirà?

I portoghesi hanno una parola per questo: saudade. Quella nostalgia che non sai bene se è per ciò che hai perso o per ciò che non hai mai davvero avuto. Quella sensazione agrodolce di sentirsi divisi tra due mondi, due versioni di te stesso, due città che ti tirano in direzioni opposte senza mai lasciarti andare del tutto.

Ma perché questa parola ci somiglia così tanto, anche se non siamo portoghesi?

Cosa significa Saudade:
l'emozione intraducibile del Portogallo

La saudade portoghese è una di quelle parole intraducibili che nessun'altra lingua riesce a catturare completamente. Deriva dal latino solitas (solitudine), ma nel corso dei secoli ha assorbito strati di significato che vanno ben oltre la semplice mancanza.

Cosa significa saudade? Non è solo nostalgia. Non è rimpianto. Non è nemmeno una malinconia pura. È tutto questo insieme, con l'aggiunta di qualcosa di più sfuggente: un desiderio malinconico per qualcosa che forse non è mai esistito nella forma in cui lo ricordi, o forse non esisterà mai nella forma in cui lo immagini.

È la mancanza del marinaio che guarda l'oceano sapendo che tornerà a casa ma lascerà il mare. È il sentimento di chi ascolta il fado in una tasca di Alfama e sente contemporaneamente la bellezza del momento e il dolore della sua fugacità.
È, come scrisse Fernando Pessoa, "il piacere di essere tristi".

La Saudade nella cultura portoghese.

La saudade non è solo un sentimento individuale: è un'emozione collettiva, quasi nazionale. Permea la letteratura portoghese, da Pessoa a Saramago, ed è l'essenza stessa del fado, il genere musicale patrimonio UNESCO che Amália Rodrigues ha reso immortale nel mondo.

Il fado, letteralmente "destino", canta proprio questa melancolia lusitana: l'accettazione dolce-amara che la vita è fatta di partenze e ritorni, di presenze che diventano assenze, di momenti perfetti che proprio per la loro perfezione sono destinati a sfuggirci.

I portoghesi hanno imparato nei secoli ad abitare la mancanza.
Come nazione di navigatori ed esploratori, per generazioni hanno vissuto tra due mondi: quello di chi partiva verso l'ignoto e quello di chi restava ad aspettare. La saudade è diventata così il modo di tenere insieme questi due mondi, di far convivere il desiderio di andare e quello di tornare.

Curiosità linguistica: in portoghese esiste anche il verbo ter saudades (avere saudade), che si usa per dire "mi manchi", ma letteralmente significa "ho nostalgia di te" — come se la mancanza non fosse tanto dell'altra persona, ma di chi eravamo noi quando eravamo insieme a lei.

La Saudade degli Italiani all'Estero: Quella Nostalgia a Geometria Variabile

Ed è proprio qui che la saudade smette di essere solo una parola portoghese e diventa qualcosa di universale, specialmente per chi ha fatto della vita da expat la propria quotidianità.

Chiunque abbia vissuto all'estero conosce bene quella sensazione straniante: sentirsi divisi tra due città, due lingue, due versioni di sé stesso che non si parlano più tanto bene. Quando sei a Lisbona ti manca Roma — il caos, il cinismo, quella particolare forma di affetto travestita da sfottò che solo gli italiani sanno dare. Quando torni a Roma, però, ti ritrovi a cercare la luce atlantica, il ritmo più lento, la libertà di essere nessuno in una città che non ti conosce da una vita.

È la nostalgia degli expat: scopri che la mancanza non è solo per i luoghi, ma per il modo in cui ti sentivi lì. Per la persona che eri quando tutto era nuovo e ogni giorno un'avventura. Per quella versione di te più coraggiosa, più aperta, più disposta a perdersi.

Tornare in Italia dopo l'estero: la Saudade al contrario

Ma forse la forma più complessa di saudade è quella di chi torna in Italia dopo anni vissuti altrove. Perché il ritorno non è mai davvero un ritorno: la città che hai lasciato è cambiata, gli amici hanno preso strade diverse, e soprattutto tu non sei più la stessa persona che è partita.

Ti ritrovi straniero due volte: straniero nella città che hai scelto e straniero nella città che ti ha cresciuto. E inizi a capire che forse non si tratta di scegliere, ma di imparare a convivere con questa doppia appartenenza, con questa nostalgia intermittente che ti prende quando meno te lo aspetti.

Una domenica mattina a Roma senti il profumo del caffè dalla finestra e per un attimo tutto sembra perfetto, e poi ti giri e ti accorgi che stai cercando la vista sul Tago che non c'è. Oppure sei su un eléctrico 28 che attraversa l'Alfama e improvvisamente ti manca tremendamente una carbonara autentica, le risate con gli amici di sempre, quella sensazione di essere capito senza dover spiegare.

È questo il cuore della saudade moderna: non la nostalgia di un posto, ma di una versione possibile della tua vita che esiste solo nella tua testa, fatta di tutti i pezzi migliori di ogni posto in cui sei stato, come un puzzle impossibile da completare.

Quando la Saudade si racconta dal vivo: una conversazione tra Roma e Lisbona (a Latina).

Forse è per questo che certe storie vanno raccontate dal vivo, con la voce un po' incerta di chi ha vissuto questa doppia appartenenza sulla propria pelle. Perché la saudade, in fondo, chiede di essere condivisa — come una canzone di fado che ha senso solo se c'è qualcuno ad ascoltarla.

Sabato 14 marzo, al Sottoscala9 di Latina, si proverà a fare proprio questo: parlare di ritorni, di città amate e di nostalgie intermittenti, insieme a chi è partito, è tornato, e ora si ricostruisce tra due mondi.

Sul palco, insieme alle founder di TO TO MAG — il magazine indipendente che racconta le città attraverso gli occhi degli italiani che le abitano — ci sarà Jacopo Spaziani , stand up comedian romano che ha trascorso anni a Lisbona prima di rientrare in Italia. Il suo monologo malincoMico "Fino a qui tutto insomma" è proprio una riflessione ironica (e dolorosamente vera) su come due città riescano a trascinarti in una relazione aperta che non hai mai davvero accettato: una saudade a tre tra Roma, Lisbona e chi ci resta in mezzo.

L'incontro inizierà alle 18:30 con un talk leggero per presentare il numero su Lisbona, seguito da una pausa conviviale per mangiare insieme dal menu del Sottoscala9. Alle 21:00, Jacopo ci aiuterà a digerire a suon di risate con il suo monologo, perché in fondo ridere di questa condizione è forse l'unico modo per non impazzire.

Ingresso libero con Tessera Arci — Sottoscala9, Via Isonzo 194, Latina.

Non sarà una soluzione alla saudade, questo è certo. Ma forse sarà un modo per sentirsi meno soli in questa sensazione, per scoprire che quella nostalgia intermittente che ti sveglia alle tre di notte non è solo tua, ma di un'intera generazione che ha imparato a chiamare casa più di un posto.

Abitare la mancanza: perché la Saudade ci riguarda tutti

Alla fine, che tu abbia vissuto a Lisbona o no, che tu sia mai partito o che tu sia sempre rimasto, la saudade ti riguarda. Perché crescere è proprio questo: imparare a convivere con la mancanza, con le strade non prese, con le versioni di noi stessi che abbiamo lasciato indietro.

I portoghesi lo sanno da secoli: la vita non è fatta di scelte nette, di porte che si chiudono definitivamente. È fatta di nostalgie sovrapposte, di presenze che diventano assenze e poi tornano presenze in forma di ricordo, di città che si mescolano nei sogni fino a crearne una nuova che esiste solo nella tua testa.

La saudade ci insegna che non dobbiamo per forza scegliere. Possiamo essere romani e lisboeti, possiamo sentire la mancanza di casa anche quando siamo a casa, possiamo amare due città contemporaneamente anche se questo significa un po' di dolore dolce, di quella melanconia che i portoghesi hanno trasformato in arte.

Come scriveva ancora Pessoa: "Il mio cuore è un porto dove non arriva mai nessuna nave." E forse è proprio così. Forse siamo tutti porti in attesa, divisi tra chi siamo stati, chi siamo e chi potremmo ancora diventare.

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C'è un tram giallo che scende verso l'oceano, proprio ora, mentre scriviamo queste parole. Qualcuno ci è seduto dentro, forse un italiano che tra qualche mese tornerà a Roma, forse un turista che sta visitando Lisbona per la prima volta. E in quel momento, con la luce atlantica che entra dal finestrino, sta provando saudade — anche se ancora non sa come si chiama quella sensazione.

Ter saudades. Avere nostalgia. Abitare la mancanza. Amare due posti contemporaneamente, anche se fa un po' male. È la più portoghese e allo stesso tempo la più universale delle emozioni umane.

E no, non si può tradurre. Si può solo sentire.

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Scopri di più su TO TO MAG: il magazine indipendente che racconta le città del mondo attraverso lo sguardo degli italiani che le abitano. Perché ogni città è una storia, e ogni storia merita di essere raccontata — con tutte le sue saudades.

 

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